Marla si accingeva ad analizzare l'ultima pagina dell'ultimo libro della sua vecchia vita, quella di studentessa, o meglio, ragazza di strada, in un cocktail di nicotina e alcol, rivoluzione e dolore, nostalgia per quel banco e voglia di urlare fuori da quella finestra, oltre la quale avrebbe visto il mondo, quello vero, quello delle responsabilità e dell'amore.
Aveva paura, più di quanta ne ebbe il giorno in cui si perse giocando a nascondino con i suoi amici in un immenso campo di girasoli, pianse per ore, fino a diventare buio, la piccola Marla, incazzata per il suo essere piccola.Voleva essere grande e bella, come la sua luna, invece tutti la prendevano in giro per il suo apparecchietto ai denti e i suoi capelli rossi, per non parlare poi delle mille simpatiche lentigini che le ricoprivano il corpo.
Che sciocca sono stata - ripeteva fra sè Marla - non ho mai avuto il coraggio di essere diversa, di ribellarmi, di fare a cazzotti con il mondo intero, lo stesso che non la cercava e la metteva da parte, come un oggetto in disuso, come una torcia senza pile, come un vestito nuovo e poi strappato.
La tensione è molto lieve, quello che si fa sentire è il nulla, l'ignoto, l'ansia di essere catalogata per sempre con un voto, il sentirsi sola, come tra dei girasoli, alti, austeri, ma dorati e carichi di speranza....La sua luna continuava a brillare lassù, i suoi giochi un pò rotti e un pò scoloriti, e un orologio che batte insieme al suo cuore.